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domenica 9 novembre 2008

La mail

Tornando da quell'assurda cena, scalci i tacchi nel corridoio e togliendo gli orecchini troppo pesanti ti siedi a leggere. E leggi quasi serena , con calma, è ciò che ti aspetti, e pensi che non ha capito niente, e anche questo è rasserenante. se capisse non sarebbe lui. Poi arrivi a quell'ultima frase. E chiudi gli occhi, sperando di vederla sparire. Li riapri, c' è ancora. Se ne sta lì, scintillante di perfidia. E vorresti non aver mai aperto quella mail.  Ti ritrovi a singhiozzare come un animale ferito lì, seduta alla scrivania, spogliata da ogni dignità. L'amico di sempre si affaccia piano dal corridoio, scalzo e già senza cravatta, capisce e sparisce in un lampo sotto la doccia. Meno male. Vai in bagno e anneghi il tuo dolore nel lavandino, ti vedi riflessa, sembri una puttana da film di serie B, righe nere colano lungo agli occhi, mentre dalla mano dove hai piantato le unghie cola una goccia di sangue. Ti siedi al buio in salone, cercando mentalmente un conforto. E lo trovi solo lì, tra le sue braccia. E ti scuoti, fuggi dal pensiero, perchè lui, così come lo vedi tu, non esiste. E forse era meglio covare l'illusione. Ti giri nel letto senza pace, sai che dall'altra stanza ti ascolta in silenzio, ed è impotente di fronte al tuo dolore, e provi pena per lui. Piano piano ti addormenti, il principe azzurro si è pentito, e tue giaci tra le sue braccia, stupidella.


Poi arriva l'alba, come sempre. E senti il profumo del caffè, della marmellata. E c'è il sole. Dopotutto, non era così importante

venerdì 27 giugno 2008

Riprovando

Sono nata in un posto lontano, dove le mucche pascolano nel prato, dove i prati sono ancora verdi, il cielo ancora azzurro, e il sole non congela la pelle dopo averla bruciata. Almeno credo sia ancora così, è tanto che manco da casa. Da tanto che sono fuggita, da tanto che non sono più la stessa, da tanto che vivo di finzione, Campari, Prada e tacchi a spillo, sentendo che quella è la mia vera pelle. Sulla pelle una stella alpina e una genziana, impresse a fuoco nell'anima, tempo fa la mia mamma aveva costruito su una scatoletta di legno quei due fiori con delle perline, ma tanto tempo fa, è un ricordo che si sporge spontaneo e nitido. Ma era prima che tutto cambiasse, prima che calzassi i Ray Ban giganti, prima di perdere l'attacco dello sci. Prima che scivolassi e mi ritrovassi, prima che incominciassi a sognare. Prima di addormentarmi. Esatto, proprio così, io mi sono addormentata. E mi sono ritrovata in un altro posto. Era una sera d'estate. Eravamo stati tutto il giorno nel prato, sdraiati insieme tra le margherite. Poi dopo correvamo storditi per le vie di un paese dove ci sono le terme e un casino, qualcuno, non mi ricordo più chi, mi ha fatta sedere su quella fontana a forma di palla che gira, e abbracciata a quella devo essermi addormentata


Mi sono svegliata molto dopo, giorni dopo, eppure avevo ancora gli abiti umidicci dal giro nella fontana. Si era sul finire dell'estate. Ero in un stanza strana, sui toni del pesca, con tante foto e disegni alle pareti. Io con un bambino piccolo in braccio, per il quale provo un istintivo senso di affetto, io abbracciata a un ragazzo alto coi capelli scuri e lo sguardo tristemente disilluso, verso il quale continuo a sentirmi spinta. Mi guardavo allo specchio, ero bella. Ben vestita, borsa costosa e cellulare elegante. Nelle orecchie, Buonanotte all'Italia e Niente paura, sul comodino una copia polverosa di La mia famiglia e altri animali. Qualcosa mi sfuggiva, ora toccava a Delitto e Castigo, dov'erano andati Alioscia e l'Idiota? Intorno a quella stanza c'era una casa, e intorno a quella casa una città, autobus e metro, centri commerciali, luci e piccioni. Tutto strano ma familiare. Ma ancora più familiari erano quelle foto grigie sotto il cuscino...