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venerdì 4 luglio 2008

Ritorno della Pazza, in grande stile

La Pazza incede lenta, sotto il sole, diretta non sa dove. Sarebbe meglio alla gogna, almeno lo saprebbe. Cammina un po' curva, priva del fardello. Ora deve decidere, e liberarsi da timore di preghiere e ricordi di stranezze. E usare la forza, come sa fare bene. E vorrebbe farsi dire vai, farsi fare coraggio da tutti, come lo Strano ha saputo fare così bene. E ha in progetto di finire "Riprovando", magari lunedì. o almeno andare avanti un po'. E al Pazzo spedirà il quaderno dell' ultimo anno di liceo.

domenica 8 giugno 2008

In verità, vi dico

Prima di tutto mi domando, tanto grave a sfondare sarebbe la porta della stanza buia?


La Pazza si dispera, piange sul cadavere del cellulare, e lava i pantaloni sporchi di fango di bosco di serpi.


Sarò seria ora io, e sincera, e spoglia da ermetismo e da ossessione di becchini. La Pazza sogna di parole a pranzo e letture alle cinque. Vuole essere baciata al tramonto e amata al mattino, piano piano, accompagnando l'arrivo del sole quando fuori scroscia la pioggia, e nemmeno questa è una contraddizione.


Poi la Pazza si chiede perchè ci si può invitare al cinema, a cena, a bere il caffè o l'aperitivo, ma non a stringersi forte. Sarà timidezza, galateo, o timore? di rifiuto e di felicità. di silenzio in un secondo. di un attimo di immenso. In fondo al pozzo cerco la vita

venerdì 6 giugno 2008

Cosa cerco, dove vado, cosa voglio,...uff!

Lungi dal proprio ramo,
Povera foglia frale,
Dove vai tu? Dal faggio
Là dov'io nacqui, mi divise il vento.
Esso, tornando, a volo
Dal bosco alla campagna,
Dalla valle mi porta alla montagna.
Seco perpetuamente
Vo pellegrina, e tutto l'altro ignoro.
Vo dove ogni altra cosa,
Dove naturalmente
Va la foglia di rosa,
E la foglia d'alloro.

                                                              (Giacomo Leopardi)

giovedì 5 giugno 2008

5 giugno

La Pazza si agita, minuscola stretta in un banco gigante, e ammette con candore la sua ignoranza sui circuiti, e di nascosto legge di Vitali, di beghine e di fanciulle che pagano anche solo per guardare.


E sogna di scarpe rosse senza caviglie mozzate; timore di parcheggi, rosa di patente e ansia di Maturità.


E ricorda un tavolo marcio sotto le stelle, all'ombra della Becca, e mani gelate sotto una copertina, ma niente cuscino.


E intanto, lo Strano spedisce l'abbonamento al mai più, tra le indifferenti risate della Pazza. E non è contraddizione, non mi serve Freud, ma una comunione di follia

Il Pazzo e la Pazza

Viandante sul mare di nebbia, FriedrichFriedrich22_3      


                                             


Giuditta I, Klimt   


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mercoledì 4 giugno 2008

La Pazza riposa, vaga di notte e sogna al mattino.


Anche Dostoevskij è stato in Siberia, lo zar capriccioso non lo volle morto, e ordinò fosse condannato ai lavori forzati. E sotto gli occhi del povero Fedor, il plotone abbassò i fucili, al sorgere del sole.


E al tramonto si sogna di Pazzi, vomitando serpenti già baciati

martedì 3 giugno 2008

Delitto e eCastigo

Tacchi a spillo e piedi gelati. Gocce giganti e frammenti di ghiaccio rotolano dall'ombrello.


Finirò coll'impazzire davvero, e voi tutti gioendo mi manderete in esilio in Siberia. E lo Strano non sarà la mia Sonja, seduto al mio fianco nelle pause dei lavori forzati. E il Pazzo sarà solo un po', come ieri, il mio Razumichin, ma ci ritroveremo, tra milioni di anni, dannati, sulla riva del fiume, in Siberia. E otto anni non sono poi lunghi                           


E lo Strano si sarà perso in un racconto di Gogol, e farà su è giù, gendarme sulla Neva.


E non ditemi che non capite perchè lo so già, perchè senza i russi è impossibile capire davvero l'uomo, di ieri, di oggi, e di domani